Juan Martin Del Potro, l’araba fenice del tennis

Di Massimo D’Adamo e Alessandro Perrone

Dopo quello che sta facendo agli US-OPEN 2017. vorremmo parlare del giocatore forse più iellato nella storia del tennis mondiale. Talento immenso, ma carriera costellata da tanti stop fisici.

 I numeri di Del Potro

 1                     Slam vinto (US-Open 2009)
18                   Tornei ATP Vinti in singolare
8                    finali ATP perse
1                     Tornei vinti di Doppio (Indianapolis 2007)
1                     medaglia di argento alle olimpiadi  Rio 2016
1                     medaglia di bronzo alle olimpiadi Londra 2012
1                     vittoria della Coppa Davis nel 2016
4                     Best Ranking singolare alla data del 10.02.14 con 5370 punti
105                 Best Ranking nel doppio alla data del 25/05/2009
482-202          Vittorie-Sconfitte in singolare 70.47 % di vittorie
$16.292.702   Totale Premi in carriera
(le ultime tre statistiche sono state prese dal sito TennisLive.it)
 

Il Personaggio

Figlio di un ex giocatore semi professionista di rugby, ora veterinario, e di un’insegnante, Del Potro ha rivelato che se non avesse sfondato nel tennis avrebbe voluto diventare un architetto; mestiere in cui, come sosteneva Marco Vitruvio Pollione, occorrono competenze tecniche che permettono di progettare con sapienza, ma pure doti filosofiche per costruire con responsabilità”. Capacità queste indispensabili pure nel tennis e che Delpo ha dimostrato di possedere sin da giovanissimo

(citazione presa da www.tennisfocuson.com)

 La carriera

Servizio e diritto da paura, volée di prim’ordine, rovescio bimane capriccioso! Non tanto per questioni tecniche, quest’ultimo, quanto per rinnovati acciacchi procurati a quel marcantonio del suo titolare. Tra il destro e il sinistro, i polsi del colpaccio hanno tenuto Juan Martin del Potro lontano dai campi per tante di quelle volte da sommare, una tira l’altra, un totale di qualche anno. Finché hanno funzionato, sono serviti a vincere 18 tornei, incluso uno slam a New York, issandolo al quarto posto del ranking. Poi hanno preso a cigolare e via via l’hanno precipitato, a più riprese, negli inferi del ranking fino a un disperato 1045 toccato all’inizio del 2016.
Un tiramolla iniziato nel 2008 con una schiena che già allora gridava vendetta. Nel 2010, invece, è un intervento al polso destro a tenerlo fuori dai giochi per otto lunghi mesi. La rinascita arriva l’anno seguente con vittorie a Delray Beach e all’Estoril. Poi il precipizio di un nuovo stop e il ritorno nel 2012 con il bronzo alle Olimpiadi di Londra e i trofei di Vienna e Basilea. Quindi l’uscita dalle acque limacciose dei bassifondi e l’approdo alla settima posizione mondiale. Il 2013 sembra iniziare meglio almeno fino a quando un’infezione non lo tiene fuori dalla primavera terraiola. Ma non tutto è perduto e nel finale riesce a salvare l’anno con le vittorie a Washington, Tokyo e Basilea risalendo nel Paradiso dei primi cinque del mondo.
Il 2014 si apre con la vittoria a Sidney. Ma è a Dubai che arriva la tegola più dura: ritiro per problemi al polso sx. Operazione a marzo e una convalescenza che sembra non finire più. Ci riprova a inizio 2015 ma il polso non sente ragione e richiede un nuovo intervento. Altro interminabile stop per riemergere a Miami da numero 616 del mondo. Ma il dolore non molla e il povero polso strizza l’occhio alla terza operazione. Altra riabilitazione e di nuovo nell’inferno dei primi mille. Il resto è cronaca di oggi. Juan Martin torna alle gare con prestazioni in chiaroscuro e il ranking gli schiude la soglia del purgatorio inserendolo nella fascia che più gli compete. E siccome lui è uno che se gli dai un dito si prende mano e braccio, gioca alla grande e coglie l’argento ai Giochi di Rio.
Siamo a Us-Open 2017, ed è di nuovo in corsa con quel miracolo appena consumato ai danni di un Thiem che a quest’ora sarà girovago per le street della grande mela a parlare tra sé e sé!
Scopro l’acqua calda dicendo che con un bollettino medico più indulgente, il buon Juan sarebbe stato una seria minaccia ai fab four. E rimango sul banale aggiungendo che tenere dentro un piattone di dritto a velocità devastante è un segreto custodito tra lui e le righe.

Ma non si ferma qui la marcia, ci mette tanto del suo e, dopo tre e mette a segno la sorpresa del torneo, se non quella dell’estate, superando in quattro set un Federer in crescita di condizione ma che ha sciupato troppe occasioni per poter uscire indenne da un impegno così probante.

Adesso se la vedra’ in semifinale con il numero 1 del mondo, Rafael Nadal. E ilpronostico non e’ del tutto scontato a favore del maiorchino.

Del Potro, l’araba fenice, nulla ha potuto in semifinale contro un Nadal determinato. Dopo un Illusorio primo set per Del Potro 6-4 , Nadal poi prende in mano il match dal secondo parziale chiudendo la contesa con facilità: 6-0, 6-3, 6-2, con ben nove giochi consecutivi appannaggio del maiorchino tra secondo e terzo set.

Il sogno si e’ infranto, ma, infortuni permettendo, sicuramente l’argentino avrà la possibilità di vincere tornei importanti.

 

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