2020, Il tennis che verrà

di Massimo D’Adamo

Il futuro nasconde dubbi oscuri con i quali solo fattucchiere imbellettate e astrologi mattacchioni osano millantare calda familiarità. Più facile, per noi normali, è volgere l’occhio al passato, meglio se recente, che le incognite le ha già dipanate tutte e si schiera senza trucchi.
Così, restringendo a gelatina il brodo di un anno ormai agli sgoccioli, affiora che la Davis riformata è andata alla Spagna, che i quattro slam se li sono steccati due tennisti della old gen e che a un esponente della next sono andate le ATP Finals.
Fatta salva la graduatoria che vola sulle ali lussuose della Emirates, sembrerebbe che Nadal riparta da dominatore già in terra di Oceania, tallonato da Djokovic che, naturalmente, non ama farsi intimidire. Stando ai logaritmi sponsorizzati dalla prestigiosa airline, i valori che affiorano sono quelli di due fenomeni seduti in prima classe con circa 10.000 punti cadauno seguiti da un buon Federer sornione nella business con un capitale stimato intorno ai 6.500. Tutti gli altri viaggiano in economica al di sotto dei seimila.
Azzerando il pregresso, invece, e salendo a bordo della più democratica Race, il circo racchettaro si rimetterebbe in gioco per intero già allo scoccare dell’anno entrante complicando la vita a chi ama previsioni di lunga gittata. Mischiando le carte per una nuova mano, infatti, i senatori potrebbero ancora guidare la quadriglia recuperando dalle retrovie anche il ritrovato Murray ma di certo la next non starebbe a guardare replicando i superbi segni di reazione visti nell’anno ormai in scadenza. Medvedev, Tsitsipas e compagnia sono soggetti in piena fase esplosiva e tornando tutti ai blocchi di partenza farebbero sentire di più il loro peso insieme a quello di una scia di mine vaganti come Shapovalov, De Minaur, Auger-Aliassime. Insomma, con la Race si racconterebbe tutta un’altra storia.
Con l’anno che verrà, dunque, le uniche certezze arriveranno dalla festa della Mamma e da quella del Papà, da San Valentino e dalla santa Pasqua toccando qualche altra ricorrenza in direzione Ferragosto. E non ci piove che anche il 2020 avrà il suo Buon Natale seguito da un felice San Silvestro tutto botti e scintille. Il resto si perde nella bruma più fitta, con le uniche certezze che riguarderanno i capricci del Meteo e della Borsa, del Pil fasullo che non misura la felicità e di un debito pubblico che appioppa a ogni nascituro una pendenza di 30.000 euro suscettibili di aumento. Il resto è mistero e anche il tennis non sembra concedere molto ai convincimenti scolpiti sulla pietra. Di sicuro sappiamo che il campo sarà ancora un rettangolo con righe e rete al centro e che lo short game, insieme ad altre diavolerie, continueranno ad essere viste dai puristi come esperimenti degni del Dottor Mabuse. Insomma la nebbia sul 2020 si dirada soltanto di fronte all’evidenza che il tennis, mai come in questo momento, sia sport in forte evoluzione e che l’età incalzante potrebbe mettere i veterani del circuito di fronte al giro di boa.
Dunque, oltre a fornire l’unico aspirante certo al grande slam, l’attività australiana, chiarirà i primi dubbi sui valori in campo e si pronuncerà, seppure in modo vago, su quanto potrebbe accadere nel proseguo di stagione. Fermo restando, naturalmente, che il tennis l’ha inventato il diavolo e non lesina smentite.
E a proposito di ricorrenze: da una breve carrellata emerge che la donna ha il suo bell’otto marzo tutto per se mentre il calendario difetta di una celebrazione consacrata ai soli maschietti. Poco male! Visti i fatti di cronaca, quella nera intendo, direi che tutto sommato non se ne sente proprio il bisogno!

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