Il tennis e’ musica …. per Adriano Panatta

Di Alessandro Perrone e Alberto Montin

Venerdi’ 8 novembre, ore 20:45, nell’Aula Magna dell’universita’ Bo di Padova, una delle piu’ antiche italiane, si e’ svolta la premiazione del premio letterario sportivo Memo Geremia.

Vi chiederete cosa puo’ centrare questo con il nostro sport: ad essere premiato come migliore libro sullo sport, da una giuria di sportivi di eccezione (fra cui Rossano Galtarossa, eroe olimpico di canottaggio), c’era un tal Adriano Panatta, nome e volto molto familiare ai milioni di sportivi italiani.

Il Premio Memo Geremia Città di Padova nasce nel 2014 da un’idea di Confcommercio Ascom Padova e ALI Librai Nazionale.
Scopo del Premio è quello di diffondere e valorizzare gli ideali sportivi e culturali legati allo sport, promuovere la lettura e infondere principi di passione e sportività improntati all’esempio di Memo Geremia, fondamentale e carismatico esponente dello sport padovano oltre che grande figura di uomo.

Dedicato ad una delle figure più carismatiche dello sport padovano del ‘900, il premio vede una giuria composta da operatori del settore, istituzioni, giornalisti e olimpionici padovani e ha avuto come vincitori delle passate edizioni Lisi Bovolenta, Bebe Vio, Marco Tardelli, Alex Zanardi e Manolo.

Quest’anno, la giuria, tra le numerose opere pervenute, ha scelto quella di uno dei simboli del tennis italiano, uno dei tennisti che hanno fatto crescere il movimento del tennis in Italia, Adriano Panatta con il suo libro “Il tennis e’ musica”

Tutto comincia nel 1968, l’anno in cui, insieme a tanti importanti cambiamenti, nasce il tennis Open, aperto a dilettanti e professionisti: d’ora in poi ogni gara sarà una sfida fra i giocatori più forti. Adriano Panatta è solo un diciottenne che si fa strada nei tornei juniores, ma a Wimbledon disputa «uno splendido match, perdendo in semifinale contro l’australiano John Alexander», come scrive Gianni Clerici nella cronaca del 5 luglio. E l’anno dopo assiste alla vittoria di Rod Laver, che conquista il primo Grande Slam dell’era Open. Con questi ricordi si apre il racconto di Panatta, una storia lunga cinquant’anni dove si intrecciano le sfide leggendarie, le sconfitte brucianti, i colpi impossibili, i segreti e le bizzarie dei campioni, che sono avversari e amici, i mille aneddoti raccolti dentro e fuori dal campo.

Ci sono Connors incitato dalla battagliera madre e Nastase che recita al pubblico le poesie di Vilas, la rivalità fra l’orso Borg e l’antipatico McEnroe e i record delle sorelle Williams, le giocate cristalline di Federer e il furore agonistico di Nadal. Un racconto appassionato e scanzonato, epico e ironico, che fa ritrovare l’atmosfera delle grandi competizioni, rivivere l’emozione del match point, riassaporare il suono inconfondibile di un bel colpo piatto.

“Una storia lunga cinquant’anni dove si interecciano sfide leggendarie, sconfitte brucianti, colpi impossibili, i mille aneddoti dentro e fuori dal campo” (Adriano Panatta)

Una raccolta di racconti appassionati e scanzonati, epici e ironici, che fa ritrovare l’atmosfera delle grandi competizioni, rivivere l’emozione del match point, riassaporare il suono inconfondibile di un bel colpo piatto.

Libro molto piacevole da leggere, dove ogni capitolo e’ a se stante, e quindi, come ha detto l’autore durante la premiazione, si puo’ leggere anche dall’ultimo capitolo al primo. Il libro infatti è diviso in 50 brevissimi capitoli in cui, per ogni anno (dal 1968 in poi) si parla di un tennista in particolare.

Anche il sottoscritto era alla premiazione, come semplice spettatore, e ha avuto la fortuna di incontrare e parlare con il mitico Adriano Panatta, che, molto gentilmente mi ha autografato il suo libro, oltre ad aver autografato il logo del blog del tennis. Signore in Campo e signore anche fuori.

 

 

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