06/07/2019…..una giornata da incorniciare nel tempio del tennis londinese

di Francesco Libonati

Hotel Moxy, periferia di Londra, nelle vicinanze del meno famoso aeroporto di Londra London City Airport, non tanto per il lusso, infatti da qui partono i jet delle famiglie più benestanti di Londra, oltre a costosi voli di linea, ma più per il fatto che i turisti come me e la mia Emma atterrino a Sansted, Gatwick o Heathrow. Ore 5. 30 am, Orario londinese.
La sveglia suona e risuona ma l’orario e’terribile e non riesco a tirarmi giù dal letto, reduce dalle piccole ma numerose puntate al casinò di Piccadilly avvenute fino a poche ore prima. Alle 6 e 15 la mia compagna Emma mi sussurra: “Vorrai mica perderti Wimbledon? Ricordi che oggi….? A questo punto in 12 secondi sono in doccia e, considerati anche i suoi 28 minuti impiegati a truccarsi, alle 7 30 siamo fuori dall’hotel, dopo aver preso i due costosi ma buoni cappuccini e un maxi biscotto alle mandorle.
Arriviamo alle 8 35 alla fermata Southfield, suggerita dai nostri amici padovani, con la passione del tennis in comune con noi. A questo punto il mio cuore incomincia a battere di più, l’atmosfera è frizzante, sembra quella della finale di Umag o dei quarti del foro, ma in realtà è un’altra cosa, nonostante siamo a mezz’ora dall’All England club. Ci sono le panchine colorate di viola e verde con raffigurato lo stemma di Wimbledon, a terra ci sono graffiti ovunque, mi piace l’aria della gente comodamente seduta al bar del bistrot dove facciamo sosta fisiologica e prendiamo un caffè Espresso, double, come suggeriscono qui a Londra per farselo pagare il doppio, ma è sempre la stessa ciofeca. Il cammino verso il circolo è emozionante, tra me e me mi chiedo se riuscirò a realizzare il mio sogno, assistere ai match di Rafael Nadal, il maiorchino vincitore anche qui sull’erba, oltre ai suoi trionfi al Roland Garros, e sua maestà, sir Roger Federer, che avrebbe centrato la sua centesima vittoria a Wimbledon (parlo di match ovviamente, e non di titoli, 🙂 di titoli ne ha 102 con quelli di Halle della settanta scorsa) in data odierna e comincio a sognare.

Comincia intanto per me e la mia Emma un rito di cui a lungo ho sentito parlare, la famosa ed estenuante queue. Mi illudo che duri poco, ma non è cosi’. Ci fanno seguire una bandiera gialla, the yellow flag, da qui parte la fila. Una signora ci dice che i biglietti per il campo centrale sono esauriti “sold out sorry”, inizio a sclerare, il caldo aumenta, quando sento chiamarci dal nostro amico padovano (il nome non lo ricordo, ma è simpaticissimo, si è fatto 1000 km in bus per seguire sua maestà ad Halle). Al suo arrivo mi rilasso un po’, riusciamo a prenderci un panino col pollo fritto e delle chips mantenendo il posto nella queue, e facciamo dei bei discorsi anche con Alex, che mi snocciola dei numeri, facendomi capire che con il mio numero 11534 almeno l’accesso ai ground ce l’ho garantito.
Quando alle 1345 entriamo all’All England club, dopo che una signorina di colore addetta al campo esulta con noi, dicendo in inglese “avete visto? Ce l’avete fatta”, il cuore batte, batte davvero, trent’anni di attesa per realizzare un sogno.
Ero a Wimbledon, ma non potevo crederci, non era reale. Altre file per le famose fragole con la panna, poi fish and chips per passare al salato, infine birra, tutto ciò perché nei ground non entrava neanche uno spillo. Un’ora di attesa per Fabio Fognini, sconfitto in tre set dal Bombardiere Sangren(mi rivolgo a Emma :”certo amore, questo tipo così nervoso, anche se sta vincendo, se si chiama Tennis, un motivo ci sarà. :). In effetti è un fenomeno, come me lo aveva anticipato mio Cugino Andrea, emigrato a Byron Bay, e in tribuna a Melbourne nel match tiratissimo con Wawrinka di qualche anno fa. Il povero Fabio, però, che imprecava quasi ogni punto, e spaccava racchette, e voleva una bomba addirittura sul campo 14, effetto mediatico disastroso, ce lo siamo visto dalle retrovie, e stessa storia per il grandissimo Matteo Berrettini, vincitore però in cinque set sul fastidiosissimo argentino Swartzmann.

Giornata insomma fino a quel punto quasi perfetta, voto 9, ma grazie all’incontro con Stefano Meloccaro, voce principale di Sky tennis, di lì a poco sarebbe diventata sensazionale, unica.

“Ciao Stefano, ti ricordi di me? Ci siamo incontrati nello spogliatoio di un torneo a Rieti, dal maestrone. Ti dirò di più, avevamo entrambi vinto, e inoltre tu, quando io ti riferii che mi piaceva girare il mondo per vedere tornei, tu mi dicesti:”Manca Wimbledon, il tempio del tennis, li’ devi andare, anche in giornata”. Bene, come vedi eccomi qua. ”
” Francesco, ti confesso che non mi ricordo di te, però se vuoi realizzare il tuo sogno davvero, vai fuori il centrale, fai l’italiano scroccone, fatti regalare un biglietto da qualche inglese annoiato, che sta tornando a casa stufo dei match ”

Colgo l’occasione al volo, h 1800, il primo che fermo è un indiano, presumo, apparentemente simpatico, e apparentemente anche ricco.
“Excuse me man, I’m a turist, you know, my dream Is to see Roger I’ve not ticket, I did 1300 miles.”
Un sorriso che mi ha aperto un mondo, si fruga tra le tasche, estrae il biglietto. “Run run man, it’s 3 0, third set, the match is finished”

Emma mi dice di scappare dentro, non ha problemi, perché è una donna speciale.

Entro, 3 a 2 Roger, brividi, brividi e poi ancora brividi. Sul 6 5 esco, Emma mi aspetta sulla panchina. Non ho aspettato il 76 perché il mio sogno si è realizzato, e soprattutto perché se Pouille avesse vinto 13 12 al quinto io sarei rimasto single.

 

Scusate, amici lettori, se sono stato polisportiva, ma Wimbledon è Wimbledon

Alla prossima

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