3 domande a … Flavio Cipolla

di Alessandro Perrone

Professionista dal 2003, nel 2012, e’ arrivato all’apice della sua carriera al  numero 70 nel ranking mondiale. Vincitore in singolare di 5 tornei challenger e 1 Future in carriera (con 11 finali perse), e’ stato convocato in Coppa Davis per il match Croazia-Italia nell’aprile 2008. In doppio ha ottenuto le sue migliori prestazioni, con 21 challenger e 12 futures vinti (con 24 finali perse).

Un talento puro che gioca un tennis d’altri tempi con dei colpi che i tennisti di oggi, con l’esasperazione delle impugnature, si possono solo sognare.

Ha giocato tutti i tornei del Grande Slam, e si e’ tolto anche qualche bella soddisfazione, riuscendo ad arrivare al terzo turno degli Us-Open nel 2008.

Nel 2017, a causa di vari infortuni, termina la sua carriera di giocatore e passa a quella di allenatore: segue Jacopo Berretini, Alessandro Giannessi e Gianluca Mager nella loro carriera, ottenendo molte soddisfazioni in questa nuova vita tennistica.

Come e’ stato il passaggio da giocatore ad allenatore?

Il passaggio e’ stato subito piacevole, da un lato perche’ ho iniziato a lavorare con un ragazzo con cui vado molto d’accordo che e’ Jacopo Berrettini, dall’altro e’ stato un po’ sofferto perche’ avevo ancora  voglia di continuare a giocare, ma il persistere del problema alla caviglia me lo ha impedito. Dopo un inizio un po’ sofferto, dovuto all’infortunio, e’ andato sempre meglio nel mio nuovo ruolo: mi sono adattato abbastanza presto.

Da attento osservatore del tennis, mi puoi dire le cause di questo boom di risultati del tennis italiano?

Il boom del tennis italiano e’ dovuto a un mix di tanti fattori: sicuramente il fatto che in Italia ci sono tutte le settimane dei tornei, ha aiutato molto il movimento. Tutti questi tornei comportano delle ottime opportunità anche per i giocatori non di primo piano, poi ci sono tante wild card per i giovani nei futures che danno altre possibilità a queste nuove leve e giocatori di affermarsi. Un altro fattore e’ sicuramente la presenza di tanti nuovi allenatori di talento, ex giocatori. Oltre a questi fattori, c’e’ sempre il fattore fortuna-casualità che fa parte integrante di chi fa sport.

Deluso da una carriera insufficiente rispetto al talento a disposizione?

No, a dire la verita’ io di talento ne avevo poco, e sono riuscito a tirare fuori molto da quello che avevo

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