Essere attivi… nei momenti di pausa

Di Lorenzo Corleto

Essere attivi... nei momenti di pausa

Il tennis, a differenza di altri sport, alterna le normali fasi di gioco, durante le quali si dà il massimo, a tempi di recupero, momenti di vuoto, pause.

Queste situazioni sono un’arma a doppio taglio: da una parte possono far perdere il ritmo a chi sta tenendo in mano il pallino del gioco, portandolo a commettere errori di deconcentrazione e a gettare alle ortiche la partita, d’altro canto, nella loro mutevole natura, possono essere una manna dal cielo per chi è in netta difficoltà, in quanto aiutano a trovare il bandolo della matassa e quindi ad uscire da un incubo che sembrava non avere fine.

 

 

Allenare” i momenti vuoti non è facile: è tutta questione di mentalità, di un insieme di fattori che contribuiscono al pieno sfruttamento di tali situazioni, come la motivazione, la concentrazione, la calma.

Ognuno ha i propri metodi per non perdere la trebisonda: Nadal, per esempio, è solito posizionare con maniacale precisione le bottigliette vicino alla propria panchina e salta e corre durante il sorteggio iniziale. Federer è più flemmatico: sguardo deciso, due sorsi d’acqua e via, si riparte.

 

Nadal sistema le bottigliette

A proposito di bevande, nel tennis di oggi sono molteplici gli snack e le bibite che rifocillano i giocatori durante i recuperi.

Oltre all’acqua, ovviamente indispensabile, c’è chi non può fare a meno di gatorade, banana, frutta secca… Stan Wawrinka, ex numero 3 del mondo, si è addirittura fatto portare una tazza di caffè al Masters 1000 di Parigi nel 2015.

Il break tra un set e l’altro è la giusta occasione per andare in bagno, sempre cercando di rispettare i tempi prescritti, oppure anche per sfogare la propria rabbia: in una partita, l’australiano Kyrgios ha chiesto di rientrare negli spogliatoi per un’urgenza per poi rompere ben 2 racchette nel tunnel e tornare in campo in silenzio come un finto tonto.

Ci sono stati casi di tennisti che hanno approfittato della pausa per una breve pennichella (Paire) o per rispondere al telefono (Baghdatis), generando l’ilarità del pubblico.

 

Wawrinka sorseggia il caffè al Masters 1000 di Parigi del 2015

 

Aneddoti a parte, il giusto comportamento durante i momenti di recupero è la chiave della vittoria. I soliti Djokovic, Federer e Nadal, ma anche i next-gen Tsitsipas, Thiem e il nostro Sinner sono gli esempi e la testimonianza diretta di quanto sia importante il tennis non giocato, forse anche più dello spettacolo che le televisioni e i giornali esaltano.

L’articolo e’ stato pubblicato nel sito di Morion nella sezzione “Morion e il Blog del Tennis”

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