Jimmy Connors, l’irrangiugibile

Gladiatore o Pugile ??NO!! Semplicemente unico e straordinario tennista

di Nicola Cattaneo Rebuschini

Roger Federer  è il secondo giocatore nella storia per numero di partite vinte ( oltre 1.072 raggiunte ad Halle ), ha  cosi superato Lendl.  Ma in questa classifica  ha davanti il campione statunitense vincitore di 109 tornei (tra cui 8 Slam) e di ben 1.253 match. In virtù di un gioco ed un temperamento unico.

Come si vincono 1253 partite in carriera?  Basta essere Jimmy Connors. E mai come nel 1991, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno, New York ha imparato cosa volesse dire essere Jimmy Connors. Jimbo, diceva I. Nastase, “ci avrebbe uccisi tutti per un’altra partita”, per un’ultima occasione, per un ultimo giro di giostra.  Aveva la straordinaria abilità di coinvolgerti, anche come spettatore, nella battaglia come se tu lo aiutassi dentro al campo.

In undici giorni, rimonta due set a Patrick McEnroe, batte facilmente Michiel Schapers e Karol Novacek, e diventa l’incubo peggiore di Aaron Krickstein, di 15 anni più giovane che qualche anno prima aveva passato diverso tempo  a casa dei Connors. Chiude col pubblico che lo esalta e si esalta arrivando fino a un’incredibile semifinale in cui però non riuscirà mai a entrare davvero in partita. Pur Gladiatore con tanta battaglie in quelle 2 settimane aveva raggiunto la saturazione fisica…. “Anni dopo, Connors  commentò con alcuni giornalisti: sono stati gli 11 giorni migliori della mia vita .

L’esultanza col pugno

 Connors  racconta se stesso in quella tipica esultanza col bacino in avanti e il pugno alzato verso le tribune. È inebriante, naturale, quasi teatrale e geniale. È forse la conseguenza  all’amore soffocante della mamma e della nonna che l’hanno reso adulto anche se non lo era ancora, è il marchio di una carriera costruita sul senso di rivalsa, verso i benestanti che giocavano nei vari Country Club, verso i campioni più eleganti, affascinanti, amati. Gloria ,sua madre, gli ripete sempre che l’ambiente tennistico non vuole avere niente a che fare con lui e gli insegna quel gioco asfissiante , tutto anticipi e corsa, perfetto per beffare il tennis dell’epoca .

“Sin da bambino avevo capito che in pubblico devi dare spettacolo. Mia nonna mi diceva: se vinci, puoi permetterti tutto. Urlare scioglie la tensione, a me veniva facile, lo facevo e tornavo a giocare meglio di prima”. Con lui non si correva mai il rischio di annoiarsi. Sempre sotto la luce dei riflettori. Tutto è spettacolo , Il tennis come la boxe, o l’arena , la racchetta al posto dei pugni, ferocia da sfogare, coraggio al limite dell’umano e voglia di vincere a tutti i costi. “Il tennista più simile, negli atteggiamenti gladiatori e nella determinazione agonistica, a un pugile”,  rubo queste parole dal grandissimo Rino Tommasi  Jimbo era così, un pugile prestato al tennis. Il suo gioco ma soprattutto i  suoi atteggiamenti non erano sobri, eleganti, aggraziati, snob. No!. Jimmy colpiva la pallina con forza inaudita, sempre; un’aggressività spaventosa, intimidatoria… gli albori del tennis moderno!. Colpi piatti,un grandissimo rovescio a 2 mani che all’epoca fu rivoluzionario, piedi sulla linea di fondo , grande ribattitore e volée solo quando serviva. Pragmatico ed essenziale,sempre lucido. Non c’è spazio per i ricamini ,  il fine prima di tutto  . “La gente semplicemente non capisce che là fuori è una dannata guerra”.  Già, perché Jimbo gioca ma sopratutto, combatte; rende il tennis un vero paradosso, facendo della fisicità, della grinta, del ritmo e dell’efficienza elementi di un tennis unico. Una preparazione atletica maniacale ( che gli permise la grande longevità tennistica ) ..Il suo gioco fu esaltazione della vitalità.  Tra i colleghi giocatori, non è molto amato, i suoi atteggiamenti indispettiscono, le sue vittorie pesano. “Giuro che ogni volta che nello spogliatoio incontro Connors devo forzarmi per non dargli un pugno in bocca” disse il gentleman Arthur Ashe. Probabilmente però a Jimmy piace proprio così.

Il 1974 è l’anno d’oro. Domina tutto e tutti, spazza via ogni avversario, eleva il suo livello di gioco fino a raggiungere (quasi) l’apogeo della perfezione. 99 vittorie a fronte di sole 4 sconfitte, 15 tornei conquistati, tra i quali spiccano tre dei quattro titoli del Grande Slam – Australian Open, Wimbledon e US Open. Al Roland Garros quell’anno non ci va. La Federazione Francese gli impedisce di iscriversi perché ha firmato un contratto con il World Tennis Team. Un possibile (probabile?) Grande Slam sfumato, un tarlo mai sopito. Perché quell’anno Jimmy era praticamente imbattibile, una macchina perfetta. In finale a Wimbledon annienta Ken Rosewall,  imponendosi con un perentorio 6-1, 6-1, 6-4. Agli US Open la lezione è ancora più severa: 6-1, 6-0, 6-1. Lo scontro generazionale ha ben poco di epico. Diventa numero 1 del mondo il 1° luglio 1974 e rimane sul trono fino al 9 aprile 1979 –  Torna in vetta tra il 1982 e il 1983, per un totale di ben 268 settimane. Il tempo passa, i rivali cambiano, le racchette si evolvono, le superfici mutano, ma lui rimane lì, sul suo ring, mai domo, mai sazio. C’è ancora tempo per alti e bassi , ma che alti!!  Jimbo è un mostro di longevità tennistica, mette insieme record su record, alcuni dei quali ancora in essere. 109 tornei vinti in singolare (il primo a Jacksonville nel 1972, l’ultimo a Tel Aviv nel 1989); 41 quarti di finale Slam; maggior numero di vittorie a Wimbledon (84) e a Flushing Meadows (97); 12 anni consecutivi con almeno una semifinale Slam (dal 1974 al 1985); 14 anni consecutivi con almeno un quarto di finale Slam (dal 1972 al 1985); 1217 vittorie totali; ininterrottamente tra i top 10 dal 1973 al 1989. E tanti altri ancora.

Di vittorie ne ha conseguite tante, ma quelle più speciali sono arrivate a New York. C’era un rapporto speciale tra Jimbo e la sua gente, che ha imparato ad apprezzarlo col tempo, innamorandosi un pò alla volta di quel gladiatore . “Amo New York quando vinco e la amo quando perdo”. Un amore incondizionato. Flushing Meadows è il teatro perfetto per Jimbo, l’arena prediletta. Esalta il pubblico come nessuno; a New York non si respira sacralità, l’aristocrazia non è di casa. Il pubblico si eccita con le battaglie, quando sente nell’aria che ci sarà lotta, sudore e sangue. Connors è il gladiatore ideale, il beniamino naturale. “I newyorchesi vogliono il sangue”. Ne vincerà 5, di US Open, negando in due circostanze il trionfo prima a Borg (nel 1976 e nel 1978) e poi a Lendl (nel 1982 e nel 1983). Soddisfazione doppia. Col ceco non c’è mai stata troppa cordialità. “In gran parte è diventato il numero uno per abbandono. Guarda, Borg ha lasciato, io sono diventato vecchio e a McEnroe gli si è intorpidito il cervello.

Parole sempre forti e sopra le righe del Jimbo : Qualcuno doveva essere numero uno. Lendl ha saputo aspettare e gli è andata bene”Altri tempi, altro modo di concepire e vivere le rivalità. Nessun buonismo di sorta; le loro erano autentiche faide, saldamente improntate al limite della scorrettezza, nessun superstite , vale tutto !!. L’odio trascendeva la dimensione sportiva e veniva esternato senza remore. Come quella volta a Chicago, nel 1982. Era un’esibizione per tutti, ma non per Jimbo e Mac. 4 ore e 40 minuti di battaglia vera, senza esclusione di colpi; 5 set durissimi. Nel set finale Jimmy si innervosisce, non ne può più delle continue perdite di tempo del suo avversario; si avvicina , scavalca la rete e va da Mac , a muso duro. Mac inizialmente non si scompone poi, quando vede il dito di Connors avvicinarsi al suo volto, reagisce, spintonando l’odiato connazionale. Dovranno intervenire tre giudici per sedare la nascente baruffa. Solo allora Jimbo si allontana, con parole dure e sicuramente da” BIPBIP “” . Anche questo è spettacolo, e Connors lo sa bene. Ha quell’arroganza un po’ cafona e rozza tipica dei pugili, quella strafottenza ostentata di chi ha piena consapevolezza di sé.

Cresciuto a Belleville (Illinois). Connors impara a giocare a tennis dalla madre e all’età di otto anni partecipa all’U.S. boys’ 11-and-under del 1961. La madre Gloria, visto il suo talento, lo porta da Pancho Segura per farlo seguire da un professionista

Nel maggio 2013 Connors pubblica la propria autobiografia, in cui dichiara che la fine della loro relazione fu dovuta al fatto che la Evert era incinta e prese unilateralmente la decisione di interrompere la gravidanza.

Nel 1977 è stato sentimentalmente legato alla Miss Mondo Marjorie Wallace.

Nel 1979 sposa la modella di Playboy Patti McGuire; la coppia ha due figli e vive in California, a Santa Barbara.

L’8 gennaio 2007 la madre e prima insegnante di tennis di Connors muore a 82 anni.

 

Ha sempre dovuto odiare gli avversari per dare il meglio. (Chris Evert)

Vorrei amare il tennis quanto lo ama Connors. (John McEnroe)

 

QUALCUNO VENIVA A VEDERMI VINCERE , ALTRI PER VEDERMI PERDERE , MA I PIU’ VNIVANO A VEDERMI COMBATTERE – J.Connors

2Shares

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »