Oggi celebriamo un grande, Gino Bartali: il suo motto era “il bene si fa, ma non si dice”, e per quel bene fatto ma non detto è diventato “Giusto tra le nazioni”

di Alessandro Perrone

Buon compleanno Gino Bartali!“:

Oggi non me ne vogliano i tennisti, ma voglio dedicare un articolo a un personaggio unico, che non ha bisogno di presentazioni, una icona del ciclismo e un “eroe” vero.

Buon compleanno Gino Bartali!“: perfino il  team Google celebra l’asso del ciclismo italiano nella sua pagina web oggi.

Nato a Ponte a Ema il 18 luglio 1914, professionista dal 1934 al 1954, ha vinto 3 Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e 2 Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni ’30 e ’50. Nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni” per la sua attività a favore degli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

Gino Bartali: “Giusto tra le nazioni”, l’eroe di tutti

Noi tutti lo conosciamo per le sue imprese eccezionali sportive e per la rivalita’ con l’amico/nemico Coppi. La rivalità, tra due delle prime e più grandi personalità “mitizzate” dello sport italiano, ha riempito per oltre un decennio le cronache sportive e mondane della nazione, contribuendo in modo fondamentale a rendere il ciclismo uno sport di massa al centro dell’attenzione dei mass-media. Insieme monopolizzarono la scena del ciclismo mondiale del dopoguerra vincendo otto Giri d’Italia (rispettivamente 5 Coppi e 3 Bartali), conquistando 39 tappe (22 Coppi, 17 Bartali), 4 Tour de France (due a testa), sette Milano-Sanremo (4 Bartali, 3 Coppi), più numerose altre competizioni per un totale di 124 vittorie di Ginettaccio Bartali e 122 dell’Airone Coppi.

Oltre a essere un uomo di sport, e’ stato anche un eroe di guerra, Infatti durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Ginettaccio, come era soprannominato, riesce a  salvare 800 ebrei dalle deportazioni nazifasciste. La Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei è un’organizzazione di resistenza formata da attivisti cattolici. Tra loro c’è anche Bartali, il quale tra l’autunno del 1944 e l’estate del 1945 si mobilita per fornire aiuti percorrendo la tappa più importante della sua vita: quella da Firenze ad Assisi. Tra andata e ritorno, sono quasi 400 i km che percorre ogni volta per raggiungere la cittadina umbra, dove la tipografia clandestina della famiglia Brizzi stampa i documenti falsi destinati agli ebrei (li trasportava nascosti nei tubi del telaio della bicicletta). Con queste nuove identità centinaia di famiglie riescono a salvarsi.

Gino Bartali diceva “il bene si fa, ma non si dice” e per quel bene fatto ma non detto è diventato “Giusto tra le nazioni”.
Come “ringraziamento” per quello che aveva fatto durante la guerra, nel settembre del 2013 lo Stato di Israele gli conferisce il massimo riconoscimento: un albero in suo onore nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem.

E allora, come gli urlò Fausto Coppi lasciandolo andare a conquistare tappa e maglia a Briançon al Tour 1949, un 17 luglio,…”Tanti auguri, Vecchiaccio!

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