Prequali Master Roma 2017, perché sono un bene

Napolitano, Mager e Berrettini tra i maschi e Chiesa tra le femmine centrano la Wild Card

di Alessandro Zijno

Il primo giorno che sono giunto al Foro ho incontrato il mio amico Gianluca Mager e tra un saluto e batticinque gli ho manifestato la mia perplessità sul torneo di prequalificazione al Master 1000 romano. Pensavo infatti che tutte queste partite (tra tornei open di qualificazione e il tabellone finale possono essere una decina gli incontri) potessero rappresentare un dispendio di energie fisiche e nervose eccessivo tenendo presente anche le possibilità comunque limitate di vincere la benedetta wild card. Gianluca Mager per ottenere la qualificazione al main draw ha dovuto innanzitutto vincere il suo Open, poi al Foro ha battuto in sequenza Di Nicola (667 ATP), Naso (che vale tranquillamente un 300 ATP), Caruso (appena fatto best ranking al 196 ATP) e Berrettini che è forse il più valido ventenne azzurro in circolazione ed è anche lui al best ranking al numero 250 ATP. Con risultati e prestazioni del genere si può vincere tranquillamente un 25mila dollari o anche fare quarti o semi in un challenger, con un guadagno in punti maggiore (da 25 a 30 punti contro i 10 per il primo turno di Roma se si va fuori subito, cosa probabile visto il livello del torneo). Ci sono però 2 fattori che fanno propendere per la decisione di affrontare le prequali e sono stati per primi gli occhi e il body language di Mager a farmeli percepire emotivamente prima ancora che a livello razionale: innanzitutto il piacere di giocare in una cornice del genere, che regala emozioni indescrivibili, poi la voglia comunque di confrontarsi ad un livello altissimo, provando una esperienza diversa dalla routine di Futures o Challenger. In altre parole assaggiare il tennis stellare, a cui ogni ragazzo che prende in mano una racchetta deve ambire. Non trascurabile poi l’aspetto economico: chi vince una wild card si porta a casa anche 13 mila euro nel maschile e circa 6mila nel femminile. Un altro fattore che mi fa propendere per un giudizio positivo delle prequali è anche il grande interesse che suscita tra appassionati e addetti ai lavori. Per settimane si organizzano tornei Open che danno l’accesso al tabellone finale, e a cui partecipano anche dei semplicissimi quarta categoria come il sottoscritto, dei terza categoria giovani e meno giovani che sognano di salire di livello, e poi i pro o aspiranti tali che il livello già ce l’hanno e si danno battaglia. Il tutto aiuta il movimento sia in senso economico che di sviluppo generale.
Tornando al tennis giocato analizziamo i vincitori che hanno conquistato le wild card per il main draw e quelli che invece hanno staccato il pass per le quali.
Tra i maschi abbiamo già detto di Gianluca Mager: il 23enne sanremese è ora numero 362 ATP, è un po’ sceso in classifica, si allena a Tirrenia con Gabrio Castrichella insieme anche ad Andrea Pellegrino ed è dotato di un servizio bomba che anche su terra battuta funziona meravigliosamente. E’ molto migliorato nella risposta al servizio e questo fa ben sperare.
Stefano Napolitano (22 anni, 184 ATP) era giunto a Roma da Ostrava, dove era a giocare un Challenger, in fretta e furia ed infatti non è sembrato inizialmente molto in palla. Ha però saputo mettere a frutto il suo talento e la sua abitudine maggiore a questo livello centrando una qualificazione importante. Da tempo per me è il più pronto giovane azzurro in circolazione, grazie anche ad un percorso molto coerente, portato avanti inizialmente dal papà Cosimo che già da qualche anno lo ha lasciato nelle meni di Cristian Brandi del team Piatti.
Capitolo Berrettini. Matteo, allievo di Vincenzo Santopadre, è stata la grande sorpresa del finale di stagione scorsa con 2 tornei favolosi sul “veloce indoor” dei Challenger di Brescia ed Andria che si giocano sul Play-it. Salito al numero 250 ATP e fortissimo sullo schema servizio-diritto, può davvero rappresentare uno spauracchio per chiunque lo incontri. Durante il torneo di prequali ha dovuto affrontare 2 volte il tie break finale, la prima contro Dodo Eremin, la seconda, da malconcio contro Gianluca Mager. Nel primo caso è uscito vincitore in una partita epica: assente nel primo set, Matteo ha conquistato il secondo parziale e nel terzo set era avanti di un break quando ha avuto un passaggio a vuoto che ha condotto il match al tie break, dove ha tirato fuori il meglio. Commentando insieme ad Umberto Rianna, responsabile del progetto Over 18 della FIT, mi sono permesso di dire che la vittoria non era per niente banale, sia perché ottenuta contro un signor giocatore come Dodo Eremin, sia per il livello salito nel momento cruciale del match. Poi nel match contro Mager, la grande paura per un infortunio alla caviglia che per sua fortuna non gli ha impedito di superare Arnaboldi nello spareggio finale.
Apro una piccola parentesi su quello che considero il mio tennista italiano preferito, Edoardo Eremin. 24 anni, un fisico clamoroso, una tecnica sopraffina, servizio bomba spesso oltre i 200 Km/h, diritto e rovescio solidissimi, gli manca pochissimo per valere i primi del mondo, solo maggiore convinzione in se stesso. L’ho visto in formissima, nonostante la sconfitta, il lavoro con Puci insieme a Donati ed altri ragazzi in gamba sta dando i suoi frutti.
Sonego, Caruso e Pellegrino si sono garantiti l’accesso al tabellone di qualificazione.
Lorenzo Sonego, qui a Roma seguito dal suo coach storico Gipo Arbino (che qui aveva anche tra le femmine sue allieve l’affascinante nonché forte, Anna Maria Procacci), può essere soddisfatto per aver giocato il suo solito tennis fatto di grandissima grinta e solidità, da vero fighter quale è. Peccato per la sconfitta con Napolitano, dopo un primo set ben giocato. Attenzione a questo ragazzo che ha sistemato un paio di limiti, grazie alla preparazione invernale, mettendo su un paio di kili d muscoli e organizzando meglio la risposta al servizio. Può far bene nelle quali.
Salvo Caruso. Come mi ha detto il suo coach, Paolo Cannova con il suo ormai inseparabile cappello che potremmo definire un “sombrero siciliano”, Salvo quando arriva il caldo si risveglia. In realtà il giovane di Avola è già in buona condizione da parecchi mesi, tanto da aver raggiunto il suo best ranking al numero 196 ATP. Già la scorsa stagione ha assaporato il palcoscenico romano, anche lui ha ottime prospettive nelle quali.
Andrea Pellegrino. Qui a Roma con tutta la famiglia (ho incontrato il suo papà Mimmo persona meravigliosamente dolce e affettuosa oltre che vero sportivo), Andrea sta cercando la sua dimensione. Da giovane promessa a giocatore vero. Col suo coach Gabrio Castrichella sta implementando tutto il suo tennis a 360 gradi, c’è ancora molto da lavorare, ma il progetto si fonda su basi solidissime. Il fisico di Andrea sembra nato per il tennis. E’ esplosivo ed elastico allo stesso momento e sul piano tecnico è ben impostato. Non ha pressioni, può stupire.
Nel doppio maschile è stata la collaudata coppia Napolitano/Gaio a vincere il torneo di prequali, e secondo me questa è la coppia Davis del futuro, lo dico senza paura. Hanno già vinto insieme il Challenger del Due Ponti (BFD Challenger 2016), sono molto amici fuori dal campo, e si integrano alla perfezione sul piano meramente tecnico-tattico. Gaio si è ameno consolato da una eliminazione nel singolare alquanto clamorosa, visto che sembrava alla vigilia uno dei favoriti.
Tra le femmine a sorpresa ha staccato il pass per il main draw la trentina Deborah Chiesa (470 WTA, 21 anni): seguita dal team Piccari di Anzio, la sensuale e grintosa bionda ha battuto in finale l’altra grande sorpresa del torneo, Federica Di Sarra di cui vogliamo parlare a parte. Deborah aveva il tifo in tribuna anche di Karin Knapp, moglie di Francesco Piccari che interveniva a sostegno di Deborah in qualità di Coach, quando richiesto dalla ragazza. Io sono molto favorevole al coaching in campo, per questioni di riservatezza non posso dire cosa abbia detto in alcune occasioni Piccari alla Chiesa, ma ho potuto orecchiare essendo lì vicino ed è davvero interessante, come possiamo osservare spesso anche nelle trasmissioni tv che ci regalano questa esperienza nei tornei WTA. Io li allargherei a tutti i tornei, anche tra i maschi. Sarebbe anche una grande esperienza di crescita per molti genitori di ragazzi agonisti, più o meno talentuosi. Di Deborah possiamo dire che il rovescio è decisamente la sua arma migliore, è molto sicura su questo fondamentale. E’ una fighter, senza dubbio, ha lavorato molto con Panichi che è il preparatore atletico che la segue ad Anzio, dove vive dividendo l’appartamento con Alice Matteucci. Gli spostamenti restano un po’ ancora un punto debole, ma se comanda il gioco problemi non ce ne sono. Certamente sarà una esperienza indimenticabile giocare al Foro Italico nel main draw, io spero per lei in un sorteggio di quelli da raccontare ai nipotini: primo turno contro Venus, o Kerber, o perché no Sharapova, senza pressioni hai visto che…
Federica Di Sarra, invece si dovrà accontentare del tabellone di quali, dopo una cavalcata che l’ha portata a 2 game dall’incredibile qualificazione al main draw, visto che ha perso 7-5 al terzo della finale. Federica sta dividendo in questo momento gli opinionisti del tennis italico: da una parte insieme chi grida allo scandalo che la FIT abbia potuto abbandonare un talento del genere (Fede ha 27 anni e praticamente non fa più attività internazionale) e chi inveisce contro uno sport troppo costoso, dall’altra chi sostiene l’idea per cui chi è forte forte ce la fa lo stesso. Io mi trovo a metà, ovvio che qualcuno ce la possa fare anche senza una potenza economica alle spalle, però certo i soldini aiutano, anzi a volte forse sono indispensabili per continuare l’attività internazionale che Federica ha dichiarato di aver interrotto anche, ma non solo, per questi motivi. Se non sarà appagata dalle buone partite già giocate qui a Roma, potrebbe dire la sua anche nel tabellone di quali.
Le altre ragazze che vedremo nel tabellone di quali sono la sempreverde Alberta Brianti che a 37 anni continua a giocare bene e fisicamente sta una meraviglia, Cristiana Ferrando che secondo me farà assai bene anche in futuro, e Martina Trevisan, vista anche in Fed Cup, assai solida e determinata.
In doppio femminile main draw centrato per quella che per me potrebbe diventare la nostra campionessa del futuro Stefania Rubini (insieme a Deborah Chiesa), che, tornata in buona forma dopo un infortunio al ginocchio che l’ha bloccata parecchi mesi, appare pronta per il grande salto nel tennis d’elite. Vista da vicino Stefania è impressionante per il suo fisico. E’ una statua. Si poteva mettere insieme alle altre statue allo Stadio dei Marmi, e non avrebbe sfigurato. Ha ereditato un DNA pauroso da sua mamma, una velocista giamaicana, e altezza e spirito combattivo da suo papà Stefano campione di basket negli anni 70. Stefania Rubini vuole volare basso, l’ho incontrata col suo allenatore Ugo Brissa: da una parte dispiaciuta per la sconfitta in singolare, dall’altra euforica per l’esperienza in doppio, dove in genere preferisce non giocare troppo per non sollecitare ulteriormente il ginocchio.
Buon divertimento,
Alessandro Zijno

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