Professione Giocatore: Le regole d’oro – parte prima

di Attilio Galvani

 

Parliamo un po’ dei giocatori, dei loro diritti e dei loro doveri che competono loro quando decidono di partecipare ad una manifestazione ufficiale organizzata dalla FIT?.

Per poter far parte della grande famiglia del tennis agonistico  bisogna per forza adeguarsi al rispetto di regole che possano permettere il confronto tra più persone.

Queste regole si dividono in due chiaramente distinte:

I  DIRITTI:     conosciuti da tutti, anche troppo se non abbinati ad altro.

I DOVERI:  completamente sconosciuti, anzi sostituiti da favole o consuetudini che si tramandano da anni, sempre a proprio favore e che vedremo di analizzare più in dettaglio in altre occasioni.

Per cominciare oggi vediamo di fare un breve riassunto dell’argomento arbitraggio, il più sentito dalla maggioranza dei giocatori dilettanti che frequentano numerosi i nostri campi da gioco e che non possono godere del vantaggio di essere controllati da Arbitri ufficiali.

Per questi si applicano delle regole stabilite dal CASA (codice di arbitraggio senza arbitro).

Vediamo quindi i punti essenziali del codice ed il rapporto con il Giudice Arbitro della manifestazione:

Il Codice

Il Codice di arbitraggio senza arbitro (CASA) si applica negli incontri delle manifestazioni individuali e dei Campionati a squadre, quando il regolamento consente di giocare senza un arbitro.

Le sue norme hanno lo scopo di gestire nella stessa maniera situazioni analoghe che si verificano sul campo di gioco, in assenza di un arbitro ufficiale.

Il Codice non evita la frode, ma consente ai giocatori corretti di svolgere le funzioni dell’Arbitro senza trarre indebiti vantaggi.

I giocatori debbono impegnarsi per ottenere precisione nelle chiamate.

Ciascun giocatore deve conoscere le Regole di gioco, evitando discussioni inutili quando l’avversario applica tali Regole.

Dispute sulle chiamate (incontri disputati non su campi in terra battuta)

Se il giudice arbitro (o l’assistente) è chiamato in campo per dirimere una disputa su una chiamata e non guardava l’incontro in quel momento, deve chiedere al giocatore che ha fatto la chiamata (dal proprio lato del campo) se è sicuro della chiamata fatta.

Se il giocatore conferma la chiamata, il punto rimane acquisito con questa chiamata.

Chiamate palesemente errate:

Se il giudice arbitro (o assistente) è fuori dal campo e, mentre guarda l’incontro, un giocatore fa una chiamata palesemente errata, può entrare in campo e dire al giocatore che la chiamata errata è da considerarsi, per questa volta, un disturbo involontario e il punto è rigiocato.

Il giudice arbitro (o assistente) deve poi avvisare il giocatore che ogni ulteriore chiamata errata è considerata come un disturbo volontario con conseguente perdita del punto.  Inoltre può essere applicata una violazione del Codice di condotta per comportamento antisportivo, se il giudice arbitro è sicuro che sia fatta di proposito.

Dispute riguardanti l’ispezione del segno (solo su campi in terra battuta)

Se il giudice arbitro (o l’assistente) è chiamato in campo per dirimere una controversia su un segno della palla, deve prima di tutto accertare se i giocatori sono d’accordo su quale sia il segno.

Se i giocatori sono d’accordo su quale sia il segno, ma sono in disaccordo sulla lettura dello stesso, il giudice arbitro deve decidere se il segno mostra che la palla era dentro o fuori.

Se il segno non è leggibile o non si trova, rimane la chiamata originale.

Dispute riguardanti il punteggio

Se il giudice arbitro (o l’assistente) è chiamato in campo per risolvere una disputa sul punteggio, deve ricostruire i punti o i giochi significativi con i giocatori per scoprire i punti o i giochi sui quali i giocatori sono d’accordo.

Tutti i punti o i giochi sui quali i giocatori sono d’accordo rimangono acquisiti e solo quelli sui quali non c’è accordo vengono rigiocati

Esempio:  un giocatore sostiene che il punteggio è 40-30 ed il suo avversario invece sostiene che sia 30-40 .  Valutato il punteggio con i giocatori, si comprende che sono in disaccordo solo su chi ha vinto il primo punto del gioco.  La decisione corretta è quindi quella di continuare il gioco da 30-30, dal momento che entrambi i giocatori sono d’accordo sul fatto di

avere vinto due punti in quel gioco.

FINALE

Questo è solo un breve riassunto delle regole principali del Codice, poche cose da imparare, ma se ripassiamo bene quelle poche evidenziate in rosso possiamo capire meglio le regole del gioco e soprattutto la loro filosofia   I giocatori, a cui il giudice arbitro affida il compito dell’arbitraggio del proprio incontro, sono tenuti alla correttezza anche basandosi sulla fiducia e sulla reciproca correttezza dell’avversario che non è mai un nemico

Aggiungo personalmente la “regola” più importante, già menzionata in PROFESSIONE GENITORE  che se fosse veramente seguita aiuterebbe più di tutte le disposizioni:

 

IL  MIO AVVERSARIO NON E’ UN LADRO

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