Quattro chiacchiere con Gonzalo Lopez

di Alessandro Perrone

Siamo insieme a Gonzalo Lopez, classe 1970, giocatore professionista fino al 1998.

In carriera ha raggiunto la posizione 169 del ranking ATP (Association of Tennis Professionals) nel 1995, mentre la miglior posizione nella classifica nazionale spagnola è stata il n 12.[1] In giovane età ha raggiunto molti successi: è stato campione nazionale Under 18 in Spagna nel 1988, ha vinto una edizione dell’Eddie Herr International Junior Tennis Tournament, e ha vinto in totale 12 tornei Futures. Tra il 1990 e il 1997 ha mantenuto regolarmente posizioni tra i top 30 del ranking nazionale spagnolo, raggiungendo nel 1994 come miglior posizione in classifica il nº 12 del ranking ATP .[1] Nella sua carriera da giocatore ATP è stato regolarmente tra i Top 200 del ranking, tra il 1994 e il 1996, raggiungendo come miglior posizione in classifica il nº 169. Nel 1994 ha vinto il Challenger di Siviglia in finale con il nostro Paolo Canè.

Grazie per aver accettato la nostra richiesta di intervista.

(A.P.) Come e’ stato il tuo primo incontro con il tennis?

(G.L.)Il primo incontro con il tennis e’ stato attraverso mio padre, andavo con lui nel circolo a vederlo giocare. Poi ho cominciato a giocare anche io, a vincere e alla fine il tennis e’ diventata la mia professione.

 

(A.P) C’e’ qualcuno che agli inizi della tua carriera ti ha aiutato in modo particolare per ruscire ad ottenere questi risultati? Avevi qualche idolo quando eri giovane?

(G.L.)La mia e’ una famiglia normale, non avevamo tante disponibilita’ economiche extra da dedicare allo sport, stiamo parlando della Spagna del 1980, ma c’e’ una persona che quando avevo 12-14 anni che mi ha aiutato, era una persona della federazione che ha creduto molto in me, e mi aiutò consigliandomi la racchetta, un allenatore, di essere preso in una struttura della Federazione. Il nome di questa persona e’ Antonio Moure, che mi ha aiutato disinteressatamente per iniziare a farmi diventare quello che sono adesso.

Avevo un idolo da giovane, che e’ Lendl, tentavo di imitare il suo gioco, i suoi colpi; la mia camera era piena di poster di Lendl. 4 anni fa, quando Lendl allenava Murray e io allenano Jesse Levine, ci siamo allenati per ben due volte sullo stesso campo, ho avuto la possibilita’ di cononscerlo personalmente, e questi furono due dei momenti piu’ emozionanti della mia vita.

 

(A.P) Come era il tuo gioco? Avevi un colpo preferito?

(G.L.)Quando giocavo a tennis, io avevo un buon servizio e un buon dritto, il rovescio non era molto buono. Io non ero un giocatore tipico spagnolo, giocatore da terra rossa, mi piaceva giocare a rete, e spingere molto da fondcampo con il mio dritto. Il mio colpo preferito era il rovescio slice, e’ un colpo che faccio e sento molto bene.

  

(A.P) Il ricordo più bello della tua carriera?

(G.L.)Ho tanti ricordi belli di quando giocavo a tennis. Uno di questi sicuramente e’ quando ho battuto in un challenger a Siviglia in finale Paolo Canè. Paolo per me rappresentava un ottimo giocatore, la Coppa Davis. Poi e’ nato anche un rapporto di amicizia, dato che ci si incontrava nei tornei, Paolo era un idolo da giovane perche’ mi piaceva molto il suo gioco, un gioco “fuori dagli standard” dove mi ricononscevo anche io.

 

 (A.P)Sei stato convocato anche per la Coppa Davis, che sensazioni dà a un giocatore giocare questa manifestazione?

(G.L.) Non sono mai stato convocato in Coppa Davis, sono stato il 12 di Spagna, il numero 160 ATP: in spagna c’erano e ci sono anche adesso molti giocatori di alto livello. Ho portato come allenatore dei giocatori alla coppa Davis che sono stati convocati nella squadra nazionale. Non so quindi le sensazioni che possno dare a un giocatore, ma per un allenatore e’ una esperienza grande. C’e una tensione extra che ti coinvolge.

 

(A.P) Sappiamo che i tennisti sono molto superstiziosi, tu hai un rito scaramantico prima di andare in campo?

(G.L.)Non sono una persona superstiziosa, ma quando giocavo mi piaceva sempre entrare per primo in campo per poter prendere come sedia quella della destra del giudice arbitro. Se fossi entrato come secondo avrei rischiato di essere seduto alla “sinistra” del giudice di sedia.

 

(A.P) Il torneo che ti ha emozionato di più?

(G.L.)A me piace il Rolland Garros.  Emozionalmente e’ quello che mi piace di piu’. Sin da quando avevo 12-14 anni, avrei voluto vincere dal punto di vista emozionale il Rolland Garros, mentre tennisticamente avrei voluto vincere Us Open. Non ho molta emozione per il torneo di Wimbledon.

 

 (A.P) A chi volesse intraprendere la carriera professionistica, cosa ti sentiresti di dirgli?

(G.L.)Ai giovani che vogliono intraprendere la carriera tennistica voglio dire due cose

  • Correre tanto: una persona sportiva non deve avere paura di correre, di fare tanta fatica
  • Aver fiducia nel tuo allenatore: se ti dice una cosa, devi farla senza discutere, lui t conosce e quello che ti dice lo fa per te. Se non hai fiducia nel tuo allenatore, non andrai mai avanti nel tennis

 

(A.P) In conclusione, vedendo indietro nel tempo, come giudichi la tua carriera? Qualche rimpianto?

(G.L.)Non cambierei niente nella mia carriera. Se proprio dovessi scegliere di cambiare qualcosa, vorrei essere stato piu’ sicuro di essere un buon giocatore, vorrei avere avuto piu’ fiducia nelle mie possibilita’ di giocatore, senza dubbi. Ho avuto sempre molti dubbi sul fatto di essere un buon giocatore, che il mio gioco non era buono, non avevo fiducia in me. Adesso come persona, a 47 anni, ho piu’ fiducia in me stesso. Il giocatore se vuole progredire nel tennis deve avere molta fiducia nei suoi mezzi.

 

(A.P) Ora cosa fai? Sei rimasto nel mondo del tennis? Fai ancora tornei? Ti manca il professionismo?

(G.L.)Attualmente sono rimasto nel mondo del tennis, ho una piccola accademia a Barcellona. Non voglio chiamarla Accademia, ma un gruppo di 12 giocatori massimo, voglio tenere la cosa piccola, personale, per stare a contatto con tutto  il giocatore, non solo il giocatore ATP, ma anche persone normali. Facciamo uno stage per adulti, io sto con gli adulti 2-3 giorni. Una cosa piccola, personale, d’autore. Siamo il mio socio ed io che facciamo tutto in questo gruppo. Ho un mio blog di tennis. Il mio blog si chiama tennisconcept.org, e ci stiamo “gemellando” con il tuo blog, ilblogdeltennis.it. Scrivo articoli per il blog, faccio congressi. In questo momento non sto allenando alcun giocatore ATP, ma sto lavorando su di un progetto lavorando con ragazzi, con semiprofessionisti, con gocatori che stanno iniziando la loro carriera da professionisti. Vengo in Itali a 4-5 volte all’anno per fare stage nei circoli.

(A.P) Ti manca l’agosnismo?

(G.L.)Non mi manca l’agonismo, la mia epoca di agonismo e’ finito. Ora gioco a tennis con i ragazzi nel cirolo. Ho 28 anni, ho dato al professionismo, ora do’ ai ragazzi che allena.

Questo sentimento di competizione, di agonismo,lo trovo nel golf. Questo sport mi da l’adrenalina che prima mi dava il tennis. Mi piace giocare tornei di golf.

Il golf lo ho scoperto a 35 anni, e mi da attualmente  le stesse sensazoni di competizionedel tennis.

Ti ringrazio del tempo che ci hai dedicato.  In Bocca al Lupo per il tuo futuro, nella tua accademia e anche per la tua nuova esperienza nel mondo del golf. Al nostro prossimo incontro.

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